Attraversato l’Arno e superato lo storico Ponte Buriano, una strada tortuosa conduce tra colline, oliveti e campi di girasoli, offrendo scorci di borghi silenziosi. All’arrivo, la posizione dominante regala panorami mozzafiato: da un lato il bosco fitto, dall’altro una vasta valle che si apre verso Arezzo.
È un luogo di pace e quiete. Qui è impossibile non sentire un legame profondo con la natura che avvolge la tenuta.
Situata a 600 metri sul livello del mare, ai piedi del Pratomagno, la tenuta si estende su 86 ettari. Sei ettari sono dedicati ai vigneti, selezionando solo le parcelle più vocate alla coltivazione di uve di alta qualità. Il resto comprende boschi, ampi oliveti, campi aperti, giardini ornamentali e un grande lago di acqua dolce che nutre i vigneti.
L’espressione varietale delle uve è fortemente influenzata dall’altitudine, che varia dai 450 ai 580 metri sul livello del mare. Ogni vigneto beneficia di un’esposizione distinta – sud, sud-est o est –garantendo un’ottima luce solare durante le ore del mattino. La foresta circostante crea un microclima naturale attenuando l’intensità del calore pomeridiano, favorendo il ricircolo dell’aria con la ventilazione naturale e contribuendo a preservare l’acidità intrinseca delle uve. I suoli sono complessi e diversificati: galestro e arenaria apportano eleganza, complessità e profondità aromatica, mentre la presenza di sabbia e argilla garantiscono un eccellente drenaggio, mantenendo un equilibrio ottimale dell’umidità e la disponibilità costante dei nutrienti essenziali.



Il bosco di Casucci, ricco di querce, betulle, castagni e aceri, è rifugio per numerose specie animali. In autunno è possibile avvistare cinghiali con i loro piccoli, più raramente cervi; lepri, conigli e volpi sono presenze frequenti. La tenuta è anche un paradiso per gli amanti dell’avifauna: gheppi, poiane e falchi volteggiano in cerca di prede, mentre osservare le rondini che si tuffano nel lago nelle calde giornate estive è una meditazione semplice e bellissima. Acetosella, cardo mariano, achillea e finocchio crescono spontaneamente tra i filari, favorendo la biodiversità e contribuendo al benessere delle viti.








